Cosa pensavo del coaching prima di incontrare il modello strategico (convinzioni, esperienze e opportunità)

Nel proseguire questo percorso di crescita professionale nel coaching, le mie riflessioni sono continue, alimentate dall’ascolto attivo di altri coach al lavoro (fortunatamente oggi anche altre scuole propongono sessioni formative a cui partecipare), dallo studio approfondito e dall’evoluzione continua nell’ambito dello sviluppo personale e professionale.

Questa pratica di apprendimento continuo stimola la mia crescita come professionista e potenzia le mie competenze trasversali, permettendomi di offrire un servizio di coaching d’eccellenza ai miei clienti e ai corsisti della scuola. Il confronto costante con altri coach, le supervisioni sulle mie sessioni e l’analisi delle sessioni altrui, rappresentano opportunità concrete per acquisire nuove prospettive e accelerare lo sviluppo di competenze avanzate e abilità distintive.

Il mio percorso di evoluzione professionale è profondamente influenzato dal Modello Strategico, che ho integrato nella mia pratica negli ultimi cinque anni. Questo approccio innovativo, caratteristico e talvolta considerato “eretico” nel panorama della Psicoterapia tradizionale e del Coaching convenzionale, mi ha spinta a investire nella formazione continua attraverso bibliografia specializzata, video formativi, master e corsi di alta specializzazione. Questa scelta riflette il mio orientamento agli obiettivi e la mia determinazione a trasformare la propria carriera in un percorso di eccellenza distintiva.

Fondamenti e Evoluzione del Modello Strategico

I principi dell’approccio guidano l’intervento verso l’efficacia operativa, spingendo il professionista a sviluppare flessibilità metodologica e a non insistere rigidamente su un metodo a discapito dei risultati concreti. L’orientamento alla Soluzione implica focalizzarsi sulle risorse disponibili, sui punti di forza e sugli obiettivi futuri del cliente, riducendo l’enfasi sulle dinamiche passate (a meno che non rappresentino lacune irrisolte e determinanti per la performance). Anche il linguaggio del professionista si adatta strategicamente, promuovendo un’interazione basata su concetti positivi, stimolanti e orientati all’azione.

Il Prof. Nardone e il Centro di Terapia Strategica di Arezzo, inizialmente con Paul Watzlawick, hanno poi sviluppato protocolli innovativi e tecniche avanzate per la risoluzione del problema, anziché la ricerca delle cause. Tali metodologie sono state successivamente estese e applicate anche alla Scienza della Performance e al Coaching Strategico, studiato presso il Centro e la scuola FYM, rappresentando un’opportunità di crescita professionale significativa per chi cerca nuovi stimoli.

Il Confronto: Coaching Tradizionale vs. Modello Strategico

L’applicazione e la pratica di queste metodologie nel coaching hanno evidenziato un’efficacia e un’efficienza distintive che le distinguono nettamente dai modelli precedentemente studiati e praticati. Inizialmente ero scettica sul ruolo direttivo e sulla leadership attiva del coach strategico, abituata a un approccio più neutrale e “spettatoriale” del coaching convenzionale.

I miei apprendimenti pre-Modello Strategico erano:

  • Neutralità Assoluta: Essere un “foglio bianco”, senza giudizi, pregiudizi o influenza personale
  • Non Influenza: Evitare qualsiasi intervento che potesse influenzare il coachee; spunti, insight e soluzioni dovevano provenire esclusivamente da lui
  • Competenze Specifiche: Non necessarie nella pratica professionale; anzi, la mancanza di expertise nell’ambito del coachee era vista come un vantaggio per mantenere apertura mentale
  • Parola al Coachee: Il coach doveva parlare pochissimo (circa il 25% del tempo) utilizzando solo domande aperte (“potenti”) per stimolare il pensiero critico
  • Obiettivo di Sessione: Necessità di un obiettivo specifico e misurabile per ogni sessione con KPI di performance
  • Attività Assegnate: Proposte esclusivamente dal coachee, senza direttività da parte del coach

I nuovi punti di vista acquisiti con il Modello Strategico

La formazione continua presso la scuola FYM (prima come studentessa, poi come coach e docente) ha trasformato radicalmente la mia pratica professionale e il mio percorso di sviluppo:

Gestione della Non Neutralità: È impossibile essere un “foglio bianco” data la propria esperienza professionale consolidata e il bagaglio di competenze. Il vero obiettivo del coach non è l’impossibile neutralità, ma la sua consapevole gestione attraverso intelligenza emotiva e autoconsapevolezza. Paradossalmente, non “castrare” la mia non neutralità mi ha reso più efficace nell’empatia e nel mettermi nei panni del coachee, valorizzando la mia autenticità.

Influenzare Funzionalmente: È impossibile non comunicare e quindi non esercitare influenza (silenzio, postura, sguardo, comunicazione non verbale). Dato che l’influenza è inevitabile, è fondamentale esercitarla in modo strategico e funzionale al coachee e al raggiungimento dei suoi obiettivi aziendali. Il dialogo strategico direziona l’attenzione del coachee verso angoli ciechi o prospettive alternative non considerate (domande ad alternativa di risposta), ma l’intenzione e la scelta finale rimangono sempre sue, rispettando la sua autonomia operativa. L’influenza è sul processo (di competenza dell’esperto coach), non sul contenuto (di competenza esclusiva del coachee), garantendo responsabilità condivisa.

Linguaggio Condiviso e Credibilità: Sebbene teoricamente il coach non necessiti di competenze tecniche specifiche, parlare il linguaggio del coachee (es. business, sport, management) è spesso funzionale per creare sintonia relazionale, costruire fiducia e affinare la comunicazione efficace. Acquisire conoscenze teoriche sull’ambito professionale del coachee aiuta a farlo sentire compreso, aumenta la credibilità professionale e rende la sessione più fluida e orientata ai risultati.

Flessibilità nel Dialogo e Adattabilità: Condivido il principio di parlare poco per lasciare spazio al coachee, ma la rigidità di una percentuale fissa è poco funzionale e limita la versatilità. La quantità di dialogo dipende dalla situazione specifica (es. più racconto esplorativo nella prima sessione, necessità di parafrasi per chiarezza, gestione di deviazioni del coachee). Non misuro rigidamente il time management della conversazione, ma mi regolo in base alla funzionalità del momento, affidandomi alla mia esperienza e al feedback non verbale del coachee, dimostrando adattabilità situazionale.

Focus sull’Obiettivo di Percorso: Il cambiamento significativo e la crescita avvengono spesso tra una sessione e l’altra, grazie alle attività strategiche assegnate. La sessione non sempre porta al raggiungimento di un obiettivo specifico di sessione, ma è un mezzo per l’obiettivo di percorso complessivo, che è il focus principale per misurare l’efficacia e la progressione professionale. La rigidità dell’obiettivo di sessione non è sempre utile; alcune sessioni rappresentano un continuum evolutivo, altre richiedono un traguardo specifico (es. supporto continuativo a un atleta o manager in contesti di alta performance).

Il Tesoro delle Attività Post-Sessione: Le attività proposte al termine della sessione sono il vero punto di forza del Modello Strategico, quasi equiparate a tecniche di intervento avanzate. Spesso sono controintuitive, innovative, basate su logiche di paradosso o contraddizione strategica emerse durante il dialogo, e rappresentano il motore del cambiamento concreto. Queste homework personalizzate, confezionate su misura (come un abito sartoriale) sulle caratteristiche uniche, sui punti di forza e sulle aree di miglioramento del coachee, portano a scoprire nuove prospettive di azione, strategie di comunicazione e pattern di pensiero critico che il coachee difficilmente attiverebbe in autonomia, accelerando così la sua evoluzione professionale.

Sviluppo Professionale Continuo e Leadership nella Pratica

Il mio viaggio nel coaching prosegue con riflessioni continue e apprendimento continuo, alimentati dall’ascolto attivo di altri coach al lavoro, dallo studio approfondito e dall’evoluzione costante nella disciplina dello sviluppo personale e della crescita professionale. Questo impegno nella formazione continua mi spinge a migliorare costantemente la mia pratica di eccellenza a beneficio dei miei clienti professionisti con esperienza e dei corsisti della scuola di coaching che cercano nuovi stimoli e opportunità di carriera. Il confronto continuo con altri professionisti senior e le supervisioni strutturate, sia sulle mie sessioni che su quelle altrui, sono strumenti essenziali per accelerare l’acquisizione di competenze avanzate, abilità distintive e per colmare eventuali gap di competenze, garantendo un impatto significativo sulla performance dei clienti.

Se vuoi fare i primi passi per iniziare il tuo viaggio nel modello strategico sono qui, 

parliamone

Monica Ruocco

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