Vi voglio raccontare la storia di Marianna (nome fittizio).
Marianna e’ una triatleta dilettantistica agonistica , ha intrapreso un percorso di coaching un po’ incredula che potesse funzionare, in primis perché online , non capiva in che modo potesse essere aiutata per risolvere un problema riguardante la corsa , in secondo luogo perché non avendo mai fatto coaching non immaginava come potesse l’allenamento mentale aiutarla a muovere il corpo !
Vi riporto la sua richiesta di coaching iniziale :” vorrei migliorare la performance soprattutto nella corsa dove in alcune precise occasioni la testa mi abbandona e vado in crisi”
Abbiamo iniziato il percorso di coaching dopo un consulto telefonico. Il protocollo strategico insegna che la prima sessione deve essere dedicata all’indagine: cercare di capire, insieme, quale fosse il problema e di come funzionasse nel suo caso.
Da subito abbiamo instaurato una buona relazione (elemento fondamentale).
Marianna mi racconta del fatto che da tempo ha perso entusiasmo nella corsa.
Mi ha detto “La corsa è la parte più dura dell’allenamento. Non mi sento portata per questo gesto atletico e se continua ad essere così, penso che lascerò stare e mi dedicherò ad altro”
Se non siete esperti di sport vi do qualche coordinata: Il triathlon e’ costituito da tre elementi: Bicicletta , nuoto e corsa.
Marianna nel nuoto e nella bicicletta non lamentava problematiche ma la corsa la metteva a dura prova. Soprattutto mentalmente .
Domanda dopo domanda siamo riusciti a risalire a punto fondamentale, una sorpresa per me ma anche per lei. Nel nostro gergo questo momento si chiama “esperienza emozionale correttiva”
Detto così sembra strano ma vi voglio spiegare meglio di cosa si tratta:
Marianna dichiara: “Quando percorro un circuito più volte mi demoralizzo. Non riesco ad andare avanti e mollo tutto COME SE perdessi le forze”
Allora le chiedo “Questo ti accade anche questo fai un singolo circuito o ti accade ogni volta?”
Lei risponde che non le accade mai con il singolo circuito, anche se molto lungo.
Da qui capisco che c’e’ qualcosa che vale la pena essere esplorata meglio.
La mia indagine si fa più certosina cercando di capire che cosa potesse aver scatenato quella difficoltà.
Marianna quasi si illumina e inizia a raccontare: Durante il suo primo triathlon (tra l’altro andato bene) ha dovuto fare l’ultima parte di corsa in più giri nello stesso circuito. Le gambe hanno cominciato a mollare, il fiato non reggeva e la corsa era diventata pesantissima. Al punto che, alla fine, non sapeva se essere contenta o dispiaciuto per l’avvenimento.
Tornata a casa si è fatta delle domande e la sua risposta e’ stata quella di cominciare a fare una cosa che non aveva fatto prima ovvero allenare la corsa nei circuiti.
Un perfetto esempio di quando per risolvere il problema ci ritroviamo ad alimentarlo
Ecco che per cercare di risolvere il problema alimentava il problema .
Gli allenamenti da faticosi ma piacevoli diventano pesanti e non soddisfacenti.
Su cosa si è basato tutto il percorso di coaching con Marianna?
Ridarle la gioia di correre. Attraverso alcune tecniche che il nostro modello ci mette a disposizione,ho dato diverse attività da svolgere tra una sessione e l’altra.
Dopo 6 sessioni è riuscita a sbloccare una situazione che portava avanti da un paio di anni. Lei è rimasta incredula del risultato ottenuto.
dopo diverso tempo mi contattato con un messaggio, emozionandomi molto.
Marianna è riuscita a concludere una maratona, cosa che non si sarebbe mai immaginata di fare. Ora il suo entusiasmo nei confronti della corsa è cambiato radicalmente e continua a praticarla anche con buoni risultati.