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Scuola Coaching Strategico FYM

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Come diventare coach professionista in Italia

Come diventare coach professionista in Italia: la legge 4/2013, le associazioni, i tempi, i dati di mercato e i criteri per scegliere un percorso.

La decisione di fare il coach arriva in momenti diversi della vita professionale. Per alcuni nasce alla fine di un percorso da coachee o dopo anni da manager, nelle risorse umane, nella formazione o nello sport. Per altri è un capitolo nuovo: un cambio di direzione, un’attività coerente con le proprie competenze e attitudini.

Qualunque sia il punto di partenza, la domanda dopo è sempre la stessa: come si diventa coach professionista in Italia? Quale formazione scegliere, quali riconoscimenti cercare, quanto tempo serve per costruire un’attività che regga.

Diventare coach in Italia oggi è un percorso più chiaro di dieci anni fa. C’è una legge di riferimento (la 4/2013), una norma tecnica che definisce i requisiti del servizio (UNI 11601), associazioni professionali riconosciute dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e standard formativi condivisi.

Questa guida si basa sulle norme che regolano la professione, sui dati degli ICF Global Coaching Study 2023 e 2025 e sull’esperienza di una Scuola di coaching attiva dal 2013. È pensata per chi vuole orientarsi prima di investire tempo e denaro.

Cos’è la professione di coach

Secondo la norma UNI 11601, il coaching è «un processo di partnership finalizzato al raggiungimento degli obiettivi definiti con il coachee e con l’eventuale committente, basato su una relazione strutturata di reciproca fiducia». Il coach professionista è chi eroga questo servizio rispettando gli standard tecnici, etici e formativi della norma.

Il coach viene spesso confuso con altre figure. Le differenze principali:

FiguraAmbitoMetodoQuadro normativo
CoachObiettivi e prestazione, presenti e futureDomande, ascolto strutturato, partnership paritaria. Il cambiamento avviene per lo più fra una sessione e l’altraLegge 4/2013, UNI 11601
Psicologo, psicoterapeutaDisagio pervasivo e invalidante, sintomi cliniciDiagnosi e curaAlbo professionale, legge 56/1989
CounselorRelazione d’aiuto in situazioni di disagio non clinicheAscolto, sostegno emotivoLegge 4/2013
MentorTrasferimento di esperienza professionaleConsigli basati sulla propria carrieraNon regolato
ConsulenteSoluzioni operative a problemi specificiDiagnosi e prescrizione tecnicaVariabile per settore

La differenza sta nel metodo: il coach non insegna, non cura e non offre soluzioni pronte. Con un metodo strutturato di domande e ascolto, aiuta il coachee a trovare da sé le risorse per raggiungere i propri obiettivi.

Le associazioni e il quadro normativo

Le principali associazioni di riferimento in Italia:

  • AICP, Associazione Italiana Coach Professionisti: associazione di categoria nazionale, riconosce i corsi che rispettano i suoi requisiti formativi e deontologici.
  • EMCC Italia, European Mentoring and Coaching Council: capitolo italiano della federazione europea, convenziona scuole e rilascia accreditamenti individuali (EIA, ITCA, ESIA).
  • ICF Italia, International Coaching Federation: capitolo italiano della più grande federazione internazionale, rilascia credenziali individuali (ACC, PCC, MCC) con un processo di valutazione strutturato.
  • ACoI, Associazione Coaching Italia: riconosce scuole di coaching secondo un proprio regolamento.

La norma UNI 11601 è il quadro di riferimento per la qualità del servizio. L’ha scritta il tavolo tecnico UNI con le principali associazioni (ICF, ACoI, EMCC, AICP) e definisce competenze, caratteristiche e requisiti del servizio.

Tre profili di chi comincia

Guardando i corsisti formati nella nostra Scuola dal 2013, chi si avvicina al coaching ha di solito uno di tre profili. Riconoscere il proprio aiuta a scegliere la formazione e ad avere aspettative realistiche.

Una nuova professione. Chi vuole lasciare l’attività attuale e fare del coaching il proprio lavoro principale. Di solito ha già esperienza in altri campi (management, formazione, consulenza, risorse umane, sport, sanità) e vuole riconvertirla. Serve un percorso completo, molta pratica supervisionata e un sostegno strutturato all’avvio.

Il coaching nel lavoro che si fa già. HR, manager, formatori, consulenti, psicologi, insegnanti, imprenditori che vogliono arricchire il proprio ruolo con metodi e protocolli di coaching. Non si cambia mestiere, si aggiungono strumenti. Può bastare un percorso più contenuto, purché con una parte pratica seria.

Un’attività parallela, per gradi. Chi tiene il proprio lavoro e costruisce piano piano un’attività di coaching accanto, prima di valutare il tempo pieno. È il profilo più frequente. Serve un percorso serio e disciplina nei tempi, sapendo che un’attività sostenibile richiede almeno 18-24 mesi. Bruciare le navi alle proprie spalle con entusiasmo aumenta di molto la probabilità di restare con un pugno di mosche.

I tempi

Sui tempi la comunicazione di settore è spesso superficiale. La sequenza che segue è una stima ponderata sui percorsi dei coach formati negli ultimi quindici anni.

Fase 1, formazione di base (3-12 mesi). Il minimo richiesto dalle associazioni è di 80 ore (AICP, ICF Level 1) o 60-80 ore (EMCC). È la soglia per accedere ai riconoscimenti, non il livello adeguato per lavorare. I percorsi completi prevedono 100-200 ore di teoria e pratica su 10-12 mesi. Conta il monte ore e conta l’arco di tempo su cui è distribuito.

Fase 2, pratica supervisionata (6-12 mesi). È la fase che decide le competenze operative. La norma UNI 11601 e le associazioni richiedono un numero significativo di ore di coaching effettivo prima del riconoscimento: ICF chiede 100 ore documentate per la credenziale ACC e 500 per la PCC. Attenzione alle ore autocertificate: contano quelle dimostrate da un portfolio, meglio se videoregistrato.

Fase 3, i primi clienti (3-6 mesi). I primi percorsi con clienti propri sono in genere gratuiti o a tariffa simbolica e servono a costruire un portfolio e a raccogliere testimonianze. Tre-cinque clienti seguiti per cicli completi di sei-dieci sessioni sono la base per passare alla pratica pagata.

Fase 4, la pratica pagata (6-12 mesi). Comincia di solito fra il sesto e il dodicesimo mese dall’inizio del percorso, con tariffe contenute che salgono con il portfolio e la reputazione.

Fase 5, un’attività che regge (18-36 mesi). Vivere solo di coaching richiede in genere 24-36 mesi dall’inizio della formazione: il tempo per costruire un modo stabile di trovare clienti, un posizionamento riconoscibile e tariffe professionali.

Ne parla anche Piercarlo Romeo in Quanto tempo serve per diventare coach in Italia?.

I dati di mercato

I dati più attendibili sul settore vengono dal 2023 ICF Global Coaching Study, quinta edizione dello studio dell’International Coaching Federation con PricewaterhouseCoopers, basato su 14.591 risposte da 157 Paesi, aggiornato dal 2025 ICF Global Coaching Study con oltre 10.000 risposte.

Il settore nel mondo

  • Coach professionisti attivi nel mondo: 122.974 nel 2025, +15% sul 2023 (2025 ICF Global Coaching Study).
  • Fatturato annuo globale della professione: 5,34 miliardi di dollari nel 2025, quasi il doppio dei 2,849 miliardi del 2023 (2025 ICF Global Coaching Study).
  • Crescita del numero di coach fra il 2019 e il 2022: +54% (2023 ICF Global Coaching Study).
  • Distribuzione: l’Europa ha il 43% dei coach del mondo, il Nord America il 33%.

Il reddito

Secondo il 2023 ICF Global Coaching Study:

  • il reddito medio annuo da coaching è di 52.800 dollari per coach attivo
  • l’Europa occidentale è in linea con la media, con tariffe orarie fra le più alte
  • più della metà dei coach (53%) dichiara meno di 30.000 dollari l’anno: la variabilità è ampia
  • i coach specializzati in business ed executive coaching guadagnano sensibilmente più della media.

Le tariffe

  • Tariffa media mondiale per una sessione di un’ora: 244 dollari (+9% sul 2019).
  • Europa occidentale: 277 dollari. Nord America: 272. America Latina e Caraibi: 114.

La pratica

  • Clienti attivi per coach, in media: 12,2 (+4% sul 2019).
  • Ore settimanali dedicate al coaching: 11,9, stabili.
  • In molti Paesi il coaching si affianca ad altre attività: formazione, consulenza, mentoring.

L’indagine ICF Italia con Format Research (2024) sul coaching aziendale prevede una crescita del 47% delle imprese che adotteranno il coaching entro il 2025: il mercato cresce anche in Italia.

Il mercato italiano: la ricerca ICF Italia e Format Research 2024

La ricerca, di maggio 2024, è su un campione rappresentativo di 1.095 imprese italiane di manifattura, costruzioni, commercio, turismo e servizi.

Quanto le imprese conoscono il coaching. Il ritardo culturale rispetto al resto del mondo è netto: il 20% delle imprese italiane dice di conoscere il coaching in modo approfondito, il 36% ne ha solo sentito parlare, il 44% non lo conosce. Nel mondo, secondo la 2022 ICF Global Consumer Awareness Study, il 73% degli intervistati ha una certa familiarità con il coaching, dal 51% del 2010.

Gli investimenti. Nel biennio 2024-2025 il 34,2% delle imprese italiane prevede iniziative per migliorare le prestazioni e valorizzare il personale, contro il 23,3% del biennio 2022-2023. ICF Italia stima una crescita del 47% degli investimenti in coaching aziendale nel 2025.

I benefici misurati. Fra le imprese italiane che hanno fatto programmi di coaching, il 96,4% ha visto migliorare la comunicazione interna, l’85,9% il clima aziendale e il 94,3% si dice soddisfatto dei risultati. Sono fra i tassi di soddisfazione più alti della consulenza aziendale in Italia.

Come le imprese scelgono il coach. In ordine: esperienza e competenze, qualifica rilasciata da un’associazione riconosciuta, costo, vicinanza geografica. La qualifica ai sensi della legge 4/2013 è il secondo criterio: i riconoscimenti contano, nel percepito di chi compra.

Quanti coach ci sono in Italia. Le stime, senza un censimento ufficiale, parlano di circa 2.000 coach iscritti alle principali associazioni (AICP, ICF Italia, EMCC Italia, ACoI, APIC) su 5.000-7.000 professionisti attivi a diversi livelli.

Da cosa dipende il reddito

Secondo il 2023 ICF Global Coaching Study:

  • gli anni di esperienza: più anni di pratica, più reddito
  • la specializzazione: business ed executive coaching rendono di più
  • il tipo di cliente: più clienti aziendali, tariffe e redditi più alti
  • le credenziali: il 73% dei coach dice che clienti e organizzazioni si aspettano una credenziale (2025 ICF Global Coaching Study). Il dato riguarda i coach indipendenti: lavorare per una realtà strutturata, che garantisce lo standard della propria faculty, cambia la percezione dei clienti aziendali.

In sintesi: un settore in crescita, con redditi molto variabili legati a esperienza, specializzazione e clientela. Un’attività che regge richiede tempo e un investimento continuo in formazione e visibilità.

Come valutare un percorso formativo

La scelta della formazione è fra le decisioni più importanti. L’offerta in Italia è ampia e molto diversa per durata e qualità. I criteri che seguono vengono dai requisiti delle associazioni e dalla norma UNI 11601.

1. Pratica supervisionata su percorsi reali. Con clienti effettivi, meglio se assegnati dalla scuola per non esercitarsi con persone che si conoscono già e non con simulazioni fra studenti. È l’elemento formativo che pesa di più. Verifica le ore di pratica con clienti reali esterni alla scuola, separate dalle esercitazioni fra corsisti.

2. Il numero di casi completi sotto supervisione. Un caso completo è un percorso di 6-10 sessioni con lo stesso coachee. Condurne alcuni interi con supervisione individuale insegna tutto il ciclo, dal contratto alla valutazione dei risultati. I percorsi più strutturati ne prevedono almeno quattro.

3. Il mentoring individuale. Diverso dalla docenza in aula, permette di personalizzare il percorso e di sviluppare uno stile proprio. Un tutor dedicato per tutta la durata è un indicatore di qualità. E fa differenza se il tutor è un professionista pagato per quel lavoro o un volontario.

4. Il riconoscimento delle associazioni. Il riconoscimento di AICP, EMCC, ACoI o ICF garantisce i requisiti per l’iscrizione alle associazioni e per l’attestato di qualità dei servizi ai sensi della legge 4/2013. Distingui i corsi riconosciuti da quelli solo «allineati» agli standard, controllando gli elenchi ufficiali.

5. La formazione continua dopo la qualifica. La legge 4/2013 prevede l’aggiornamento continuo per i coach iscritti alle associazioni. Le scuole più strutturate offrono community, riunioni periodiche di aggiornamento e la rifrequenza dei corsi anche dopo la qualifica.

6. Condizioni economiche chiare. Prezzo complessivo, IVA, rate, eventuali costi accessori: devono essere scritti. La trasparenza sui costi dice molto sulla trasparenza generale.

7. Le opportunità dopo la qualifica. Alcune scuole, grazie a partnership e collaborazioni continuative, coinvolgono i propri qualificati in progetti di coaching reali. Non è una garanzia di lavoro, ma nella fase di avvio vale molto.

Quanto è adeguato il percorso minimo

Se 80 ore bastino per la professione è un dibattito ricorrente. Un confronto con le altre professioni d’aiuto aiuta a farsi un’idea:

  • psicoterapeuta (formazione post laurea): circa 4.000 ore
  • counselor professionale (legge 4/2013): in genere 450 ore minime
  • mediatore familiare: in genere 240-380 ore
  • coach professionista (minimo AICP): 80 ore.

Le 80 ore sono la soglia per il riconoscimento e vanno integrate con pratica supervisionata, formazione continua e supervisione. Solo una parte delle scuole propone percorsi da 100 a 500 ore effettive, non autocertificate, fra teoria e pratica.

Le competenze del coach: il lavoro in sessione

La norma UNI 11601 e le ICF Core Competencies definiscono le competenze del coach. Senza entrare nella tassonomia, alcune competenze operative dicono cosa fa il coach in sessione.

L’accordo di sessione. La sessione si apre definendo insieme l’obiettivo su cui lavorare. La qualità di quella formulazione decide la qualità di tutta la sessione: il coach esperto riformula gli obiettivi vaghi, restringe quelli troppo ampi e verifica che contino per il coachee.

L’ascolto strutturato. Detto anche ascolto attivo, è la competenza tecnica di base. Coglie i contenuti e anche le strutture del linguaggio, le incongruenze, le risorse del coachee.

Le «domande potenti». Porre la domanda giusta al momento giusto è fra le cose più raffinate del mestiere. La traduzione di powerful questioning in «domande potenti» ha fatto pensare che esista una lista di domande adatte al coaching. Sarebbe più corretto parlare di porre domande in modo efficace e funzionale al percorso: si sviluppa la capacità di dialogare in modo che il coachee veda, e si veda, da altre prospettive.

Il silenzio. Saper stare nei silenzi è un indicatore di esperienza. Il silenzio è lo spazio in cui il coachee elabora da solo. Gestirlo distingue il coach formato dal principiante.

Le resistenze. In ogni percorso emergono resistenze al cambiamento. Il coach professionista le riconosce, non le giudica e, con stratagemmi specifici, le trasforma in leve per gli obiettivi del coachee.

La chiusura. Ogni sessione si chiude con la sintesi di quello che è emerso, gli apprendimenti e le azioni concrete da fare prima della sessione dopo. È così che il lavoro di sessione diventa cambiamento.

Queste competenze si sviluppano soprattutto con la pratica supervisionata su casi reali. La teoria dà il quadro, la pratica costante con feedback puntuale costruisce il mestiere.

I primi clienti

Passare dalla formazione all’attività pagata è una delle fasi più delicate. Serve costruire un portfolio e una visibilità riconoscibile. Queste indicazioni vengono dall’esperienza dei coach formati nella nostra Scuola.

Il primo portfolio. I primi clienti arrivano dalla rete professionale e personale. Un messaggio strutturato a 30-50 contatti permette di trovare 3-5 persone disponibili a un percorso gratuito o a tariffa simbolica. Per esempio: «Ti scrivo perché sto qualificandomi come coach professionista. Nelle prossime settimane cerco persone disponibili a un percorso di circa sei sessioni come coachee, gratuito. Le sessioni durano un’ora online e mi permettono di ricevere una supervisione mirata da un professionista. Se può esserti utile o conosci qualcuno a cui può esserlo, per me vale molto».

Documentare e raccogliere testimonianze. Ogni percorso completato va documentato con indicatori di risultato e, quando possibile, una testimonianza scritta o video. È la base per i clienti pagati.

La presenza online. LinkedIn è il canale più efficace per i coach in Italia. Una presenza coerente, con contenuti regolari e interazione con la propria rete, costruisce visibilità in 6-12 mesi di costanza.

Le tariffe. Si definiscono per gradi. I primi 5-10 clienti pagati hanno tariffe contenute, che salgono con la reputazione e le competenze. I dati ICF indicano per l’Europa occidentale una media di 277 dollari a sessione, con grande variabilità per esperienza e specializzazione.

Gli errori da evitare

Guardando i percorsi dei coach formati negli ultimi quindici anni, alcuni errori tornano.

Scegliere la formazione solo dal prezzo. Il costo da solo non dice la qualità. Un percorso economico senza pratica supervisionata è denaro che probabilmente si disperde. Uno più caro ma strutturato è denaro che si usa.

Specializzarsi troppo presto. La specializzazione (life, business, sport) viene dopo una base generale solida. Fatta prima, limita le opportunità dei primi anni e spesso nasce da un pregiudizio («preferisco il business coaching al life coaching»).

Promettere risultati. La garanzia di risultato è incompatibile con il coaching, dove il risultato dipende anche dall’impegno del coachee, ed espone a rischi etici e contrattuali.

Restare troppo a lungo gratuiti. La pratica gratuita serve all’inizio. Oltre i primi 5-10 clienti compromette la percezione del valore e la sostenibilità.

Fare a meno della supervisione. La supervisione di coach più esperti è la norma in tutte le professioni mature. Senza, la qualità del lavoro e la crescita ne soffrono.

Smettere di formarsi dopo la qualifica. L’aggiornamento è un obbligo delle associazioni e una necessità: il settore cambia, e chi si ferma resta indietro.

Confondere i ruoli. Il coach non è uno psicologo, un consulente o un mentore. Sconfinare toglie efficacia al coaching ed espone a problemi etici e legali.

Il percorso della Scuola di Coaching Strategico FYM

La Scuola forma coach professionisti dal 2013. Il percorso ha 80 ore di formazione in diretta online, più 20 ore in cammino con i piani Professional e Premium e dà accesso a oltre 1.000 ore l’anno di pratica su casi reali, fra le quali scegliere per arrivare alle almeno 80 ore di laboratorio richieste per qualificarsi.

Le sue caratteristiche:

  • pratica solo su casi reali, con clienti esterni al percorso assegnati dalla Scuola
  • supervisione dopo ogni sessione, da parte di un coach professionista formato da FYM al modello strategico
  • un tutor individuale dal primo giorno e per tutto il percorso
  • almeno quattro casi reali completi condotti sotto supervisione individuale per accedere all’esame
  • un archivio di oltre 900 casi reali videoregistrati per studiare le sessioni dei docenti
  • riconoscimento AICP ed EMCC ai sensi della legge 4/2013 e la possibilità di chiedere le credenziali ICF tramite portfolio
  • cinque certificazioni di qualità UNI e ISO sui processi formativi e sui servizi di coaching
  • la partnership con Il Sole 24 ORE Formazione per il coaching ai clienti aziendali
  • la rifrequenza gratuita dei corsi, per sempre.

I tre piani (Practitioner, Professional, Premium) partono da 4.990 euro IVA inclusa e si pagano con un anticipo e poi 12 rate a tasso zero, oppure 18 o 24 rate a tassi agevolati. Prima dell’iscrizione c’è una chiamata di orientamento gratuita, per verificare che il percorso sia coerente con i tuoi obiettivi. I dettagli sono nella pagina della Scuola. Per parlarne, prenota la chiamata.

Domande frequenti

Quanto costa un percorso completo per diventare coach in Italia?

Da 3.000 a 15.000 euro, a seconda di durata, pratica supervisionata, mentoring e servizi dopo la qualifica. I percorsi fermi al minimo (80 ore) stanno nella fascia bassa. Quelli completi, con pratica reale estesa e mentoring individuale, fra 5.000 e 12.000 euro. Ne parliamo in Quanto costa un corso di coaching nel 2026.

Serve un titolo di studio?

No, né in Italia né all’estero. Serve il diploma di scuola secondaria di secondo grado e un percorso formativo riconosciuto. Una formazione psicologica, sociologica, manageriale o pedagogica aiuta, ma non è un requisito.

In quanto tempo si completa la formazione?

Il minimo (80 ore) in 3-6 mesi. I percorsi completi (100-200 ore) in 10-12 mesi. Vivere di coaching richiede in genere 24-36 mesi dall’inizio.

Quanto si guadagna?

Secondo il 2023 ICF Global Coaching Study, il reddito medio annuo è di 52.800 dollari, ma il 53% dei coach guadagna meno di 30.000. I redditi più alti sono nel business e nell’executive coaching e fra chi ha più di cinque anni di esperienza.

Che differenza c’è fra AICP, EMCC e ICF?

AICP è la principale associazione di categoria italiana, negli elenchi del Ministero. EMCC Italia è il capitolo italiano della federazione europea e accredita scuole e professionisti secondo standard europei, anche per il mentoring, sempre più richiesto dalle aziende. ICF è la federazione internazionale e rilascia credenziali individuali (ACC, PCC, MCC). I tre riconoscimenti si possono chiedere in base ai propri obiettivi.

Si può fare il coach part time?

È il modo più frequente di cominciare. Il passaggio al tempo pieno, se lo si vuole, arriva di solito dopo 18-24 mesi di pratica costante. Secondo ICF la maggior parte dei coach affianca il coaching a formazione, consulenza e mentoring.

Il coaching si può fare online?

Oggi è la modalità prevalente. Le sessioni in videoconferenza hanno la stessa efficacia di quelle in presenza, e la pandemia ha accelerato il passaggio anche dove prima si lavorava solo di persona. Non tutti gli approcci al coaching però si prestano allo stesso modo all’online.

Esiste un albo dei coach?

No. Come quasi tutte le professioni regolate dalla legge 4/2013, il coaching non ha un albo statale. Le associazioni negli elenchi del Ministero rilasciano ai soci l’attestato di qualità e qualificazione professionale dei servizi. La norma tecnica di riferimento è la UNI 11601.

Cosa vuol dire «coach professionista ai sensi della legge 4/2013»?

Esercitare una professione regolata dalla legge 14 gennaio 2013, n. 4, sulle professioni non organizzate in ordini o collegi. Il coach può iscriversi a un’associazione riconosciuta, aderire al suo codice etico, aver fatto un percorso conforme ai suoi requisiti e mantenere l’aggiornamento annuale.

Che differenza c’è fra coach e mentor?

Il coach lavora con domande e ascolto e fa emergere le risposte dal coachee. Il mentor trasferisce la propria esperienza e dà indicazioni basate sulla propria carriera. Rispondono a bisogni diversi e possono integrarsi.

Quale specializzazione è più richiesta in Italia?

Business ed executive coaching hanno la domanda più alta nelle aziende, con tariffe sopra la media. Il life coaching ha una domanda più ampia fra i privati, con tariffe contenute. Lo sport coaching è una nicchia con caratteristiche sue. Career coaching e team coaching crescono.

Si può diventare coach senza esperienza nelle risorse umane?

Sì. L’esperienza HR aiuta ma non serve. I coach vengono da management, consulenza, formazione, sport, sanità, impresa. Quello che conta è la qualità della formazione, la quantità di pratica supervisionata e la capacità di costruire relazioni di fiducia.

Quali competenze trasversali servono?

Ascolto attivo, domande efficaci, empatia senza giudizio, gestione del silenzio, pensiero strategico, gestione delle resistenze, capacità di restare centrati in situazioni complesse. Sono codificate nelle ICF Core Competencies e nella UNI 11601.

Conviene specializzarsi subito?

No. Una base generale solida, con 1-2 anni di pratica su casi diversi, permette di scegliere la specializzazione con consapevolezza, in base alle proprie attitudini e al mercato. Specializzarsi prima limita le opportunità nei primi anni, quando la flessibilità serve a trovare i primi clienti.

In conclusione

Fare il coach professionista è un percorso strutturato: formazione adeguata, molta pratica supervisionata e investimento continuo nello sviluppo professionale. Il mercato cresce nel mondo e le prospettive sono buone anche in Italia.

La scelta della formazione pesa più di ogni altra. I criteri di questa guida vengono dalle norme, dai requisiti delle associazioni e dall’esperienza di una Scuola attiva dal 2013. Per approfondire il percorso della Scuola di Coaching Strategico FYM, chiedi il programma oppure prenota una chiamata di orientamento.

Fonti

Norme

  • Legge 14 gennaio 2013, n. 4, Disposizioni in materia di professioni non organizzate. Gazzetta Ufficiale n. 22 del 26 gennaio 2013.
  • UNI 11601, Servizi di coaching. Definizione, classificazione, caratteristiche e requisiti del servizio. Ente Italiano di Normazione.

Studi di settore

  • International Coaching Federation (2023). 2023 ICF Global Coaching Study: Executive Summary. Con PricewaterhouseCoopers LLP, 14.591 risposte in 157 Paesi.
  • International Coaching Federation (2025). 2025 ICF Global Coaching Study: Executive Summary. Oltre 10.000 risposte nel mondo.
  • International Coaching Federation. ICF Core Competencies.

Il mercato italiano

  • ICF Italia con Format Research (2024). La crescita del coaching aziendale in Italia. Maggio 2024, 1.095 imprese italiane.
  • Format Research (2024). Presentazione dei risultati dell’indagine ICF Italia sul coaching aziendale.

Associazioni professionali riconosciute (legge 4/2013)

  • AICP, Associazione Italiana Coach Professionisti (dal 2009), negli elenchi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
  • EMCC Italia, European Mentoring and Coaching Council.
  • ICF Italia, International Coaching Federation.
  • ACoI, Associazione Coaching Italia, negli elenchi del Ministero.
  • APIC, Associazione Professionisti Italiani del Coaching, negli elenchi del Ministero.
  • Elenco delle associazioni professionali iscritte al Ministero delle Imprese e del Made in Italy ai sensi della legge 4/2013.
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